I dolori del conte Mascetti

E’ arrivato forzando le tappe, correndo veloce. Per fare le cose in fretta, adesso, e il tempo contro l’audacia sempre combatte. La legge elettorale subito, le riforme in tempi non quagliarelleschi, il lavoro senza aspettare il geologico disgelo di Camusso. “Non galleggeremo in attesa del semestre europeo”, ha detto pure. Con quell’aria decisionista e allegra da toscano in gita, approssimata per eccesso alla soluzione dei problemi (l’intendenza, come il geometra, seguirà), è la nuova incarnazione del “ghe pensi mì”, da pronunciarsi rigorosamente con aspirazione fiorentina.
10 AGO 20
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E’ arrivato forzando le tappe, correndo veloce. Per fare le cose in fretta, adesso, e il tempo contro l’audacia sempre combatte. La legge elettorale subito, le riforme in tempi non quagliarelleschi, il lavoro senza aspettare il geologico disgelo di Camusso. “Non galleggeremo in attesa del semestre europeo”, ha detto pure. Con quell’aria decisionista e allegra da toscano in gita, approssimata per eccesso alla soluzione dei problemi (l’intendenza, come il geometra, seguirà), è la nuova incarnazione del “ghe pensi mì”, da pronunciarsi rigorosamente con aspirazione fiorentina. Risoluto ma anche morbido, coerente tendente al facilone, rischia di subire però l’influsso vagamente Hellzapoppin’ della sua compagnia di giro (pardon, la segreteria). E sembrare un po’ il conte Mascetti, alle prese con gli amici suoi.
Del resto, le rivoluzioni sono così, qualche bolscevico si perse senz’altro sulla Neva, sbagliando l’indirizzo del Palazzo d’Inverno. Che sarà mai se Marianna Madia ha infilato il ministero sbagliato? O se Filippo Taddei, nuovo responsabile Economia, l’hanno bocciato all’esame da professore associato di Politica economica? E’ un pressappochismo in fondo magnificamente italiano, che solo gli iperciliosi parrucconi possono avere in uggia. In un paese, poi, dove i politici (e non solo) comprano le lauree in Albania, s’inventano master come se piovesse e tutti hanno un amico immobiliarista che una volta è finito nei guai. Non la sentiamo, no, quest’antipatia altezzosa e prevenuta. Abbiamo ben visto com’è finito il governo dei professori, todos bocconiani, ci ricordiamo pure la Rai dei professori. Ci vuole un po’ d’improvvisazione, fa rima con convinzione. Qualcosa però lo preoccupa davvero, “so che vorrebbero bloccarmi nella tela del ragno, ma io resisto. E scarto”, ha detto al Corriere. Perché il tempo gioca contro di lui, così come la palude, nel senso politico del termine. L’imprecisione invece (per ora) decisamente meno. Fa bene a non volersi far mettere nel sacco dai “professionisti dell’articolo 18”. Matteo Renzi “non ha totem”. Ma speriamo che gli amici del conte Mascetti abbiano ancora qualche tabù.